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日志


1月22日

Per non dimenticare... " Daniel Pearl, il giornalista dal cuore grande "

 
ROMA - 21/05/2007 - Adam ha oggi cinque anni e potrà capire chi era suo padre, Daniel Pearl, solo attraverso racconti, articoli, immagini e fotografie, libri, interventi e ora anche grazie al film di Michael Winterbottom, 'A mighty heart', presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes e tratto dal libro di Mariane Pearl, 'Un cuore grande ' (Sonzogno). Sono passati cinque anni (Adam è nato tre mesi dopo l'esecuzione di Daniel Pearl) da quel 23 gennaio 2002 quando il giornalista del Wall Street Journal, dagli occhialini rotondi, di appena 38 anni, viene rapito a Karachi da un gruppo di fanatici religiosi: davanti al ristorante Village Garden, nei quartieri bassi della città, Daniel Pearl sale su un'auto che dovrebbe portarlo a incontrare Mubarak Ali Shah Gilani, capo di un gruppo islamico iscritto dall'FBI nella lista delle organizzazioni terroristiche. Pearl sta seguendo la pista di Richard Colvin Reid, l'uomo che voleva farsi saltare sul volo di linea Parigi-Miami con le scarpe imbottite d'esplosivo. La sera stessa Mariane, incinta di cinque mesi, lo aspetta per cena a casa di amici. Danny, come lo chiama lei, non arriverà mai. Viene invece condotto in una casa colonica in un sobborgo della capitale pakistana, dove sarà tenuto prigioniero otto giorni. Il 31 gennaio gli integralisti islamici lo decapiteranno. Un video con le sue ultime parole ("Mio padre è ebreo, mia madre é ebrea, io sono ebreo") e i dettagli dell'esecuzione verrà recapitato al consolato americano di Karachi il 22 febbraio. Quasi tre mesi dopo, il 17 maggio, il suo corpo mutilato in dieci pezzi sarà ritrovato sotto un metro di terra. A raccontare la sua storia, la sua prigionia durata solo pochi giorni, la sua morte atroce ci aveva pensato nel 2003 Bernard Henry Levy con un libro inchiesta alla ricerca della verità, per mettere a fuoco un personaggio, la mente del sequestro e dell'assassinio di Daniel Pearl: l'apostolo della Jihad, Omar Sheik, un tempo allievo brillante della London School of Economics. L'esecutore materiale del delitto è Khalid Sheik Mohammed, cittadino yemenita detto anche l'architetto di Al Quaida che confessa al momento della sua cattura da parte degli americani. Per mantenere viva la memoria di Daniel è nata una fondazione, prosegue l'impegno di Mariane e di tutti coloro che lo hanno conosciuto, delle migliaia di persone che hanno seguito la sua tragica fine. Danny era, come scrive Bernard Henry Levy, "un grande giornalista ebreo, americano e non solo: cittadino del mondo curioso delle cose altrui, soddisfatto di ciò che lo circondava e amico dei reietti, affamato di vita e solidale con gli afflitti, impegnato ma distaccato, un generoso, un irresistibile ottimista".
1月21日

Un cuore grande (A Mighty Heart)

 
16/11/2007 - Rapito e giustiziato in Afghanistan. La Jolie rende giustizia al cronista Daniel Pearl  nel film-denuncia di Winterbottom. Sarajevo- Guantanamo- Karachi.
 
Un viaggio temerario di "Avventure nel mondo"? No, l'itinerario di Michael Winterbottom, cineasta di razza e intellettuale coraggioso. Emozioni, dolore, ingiustizie le sue specialità. Le guerre sporche e scomode di un Occidente sempre più corrotto e amorale il suo campo di battaglia, non solo cinematografico. Prima era l’ex Jugoslavia, ora è l’Afghanistan, il post 11 settembre. In Road to Guantanamo, ha raccontato la storia vera di quattro giovani la cui unica colpa fu sconfinare dal Pakistan e il non confessare, neanche sotto tortura, le bugie necessarie al Sistema. In Un cuore grande racconta i giorni in cui la guerra di civiltà, forse, è arrivata al suo punto di non ritorno. Nel gennaio 2002 Daniel Pearl, inviato per il Wall Street Journal in Pakistan e Afghanistan, viene sequestrato da Al Qaeda. Sarà il primo giornalista ucciso con un’atroce decapitazione, tragica moda del terrorismo di questi ultimi anni. Dopo le estradizioni illegali della Cia e il dramma delle detenzioni (spesso ingiustificate) di Guantanamo, Winterbottom, prodotto da Brad Pitt e con Angelina Jolie come protagonista, mostra l’altra faccia della guerra infinita, della libertà duratura, partendo dal libro di memorie della giovane e caparbia vedova. Con una narrazione classica, quelle che preferisce, e la solita grande capacità tecnica, il regista inglese ci porta all’interno di un dramma familiare e mondiale con una sobrietà e un pudore per lui inusuali. Daniel (Dan Futterman) lo vediamo quasi esclusivamente nei momenti di felicità e lavoro, viviamo la tragedia con la moglie Mariane (Jolie), in cinta di sei mesi, e di tutto il suo entourage di colleghi, amici e diplomatici. Di sbagliato e fuori posto, in questo film, insomma, c’è solo l’improbabile parrucca di Angelina. Ci si commuove, ci si indigna, si vorrebbe urlare insieme all’ottima Jolie, in uno dei pianti più scomposti ma veri della storia del cinema. Pearl cercava e raccontava la verità, ripugnava dogmi e ipocrisie. Una colpa troppo grande in un mondo fanatico e fondamentalista come il nostro.