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日志


Rimanere aperti all'Amore

Tratto dalla raccolta “Sono come il fiume che scorre

(Pensieri e riflessioni 1998-2005) di Paulo Coelho

 

Ci sono momenti in cui vorremmo aiutare chi amiamo, tuttavia non possiamo fare

nulla: le circostanza non ci permettono di avvicinarci, oppure la persona si dimostra

refrattaria a qualsiasi gesto di solidarietà e di sostegno.

Allora, non ci resta che l’amore. Nei momenti in cui tutto risulta inutile, possiamo

ancora amare, senza aspettarci ricompense, cambiamenti, ringraziamenti.

Se siamo in grado di comportarci in questo modo, la forza dell’amore inizia a

trasformare l’Universo intorno a noi. Quando compare, quell’energia riesce sempre

a portare a compimento la propria opera. “Né il tempo né il potere della volontà

cambiano l’uomo. E’ l’amore a trasformarlo, ” scrive Henry Drummond.

Su un giornale, ho letto di un bambino di Brasilia picchiato brutalmente dai genitori.

Riportò gravi conseguenze: la paralisi di alcune parti del corpo e la perdita della

parola.

Ricoverato in ospedale, fu accudito da un’infermiera che ogni giorno gli ripeteva:

“Io ti amo.” Benché i medici affermavano che il bambino non potesse sentirla e

che i suoi sforzi erano inutili, la donna seguitò a ripetergli: “Io ti amo, non

dimenticarlo.”

Tre settimane più tardi, il bambino recuperò le facoltà motorie. E un mese dopo,

riprese a parlare e a sorridere. L’infermiera non rilasciò nessuna intervista, e il

giornale non riportava il suo nome, tuttavia la traccia del suo impegno resterà

per sempre: l’amore guarisce.

Si, l’amore trasforma e guarisce. Ma, a volte, architetta trappole mortali e

finisce per annientare chi ha deciso di concedersi totalmente. E’ un sentimento

davvero complesso, anche se può rappresentare l’unica ragione per continuare

a vivere, a lottare, a cercare di migliorarsi.

Sarebbe irresponsabile cercare di definirlo perché, come tutto ciò che alberga

negli esseri umani, si riesce solo a provarlo. Si scrivono libri, vengono allestite

opere teatrali, si producono film, si compongono poesie, si realizzano sculture

in legno o in marmo, eppure l’artista riesce a trasmettere soltanto l’idea di un

sentimento – non il sentimento nella sua pienezza.

Comunque, io ho imparato che l’amore è insito nelle piccole cose e si manifesta

anche nel nostro atteggiamento più insignificante: ecco perché dobbiamo sempre

averlo in mente, quando agiamo o quando evitiamo di agire.

Sollevare la cornetta del telefono e pronunciare quella parola affettuosa che

abbiamo taciuto. Aprire la porta e fare entrare chi ha bisogno del nostro aiuto.

Accettare un lavoro. Lasciare un impiego. Prendere la decisione che avevano

finora rimandato. Chiedere scusa per un errore che abbiamo commesso e che ci

tormenta. Rivendicare un diritto. Aprire un conto dal fioraio, un negozio assai

più importante della gioielleria. Alzare il volume della musica quando la persona

amata è lontana, abbassarlo quando è vicina. Saper dire di “si” e “no”, giacchè

l’amore si confronta con tutte le energie dell’uomo. Scegliere uno sport che si

possa praticare in due. Non seguire alcuna formula, neppure quelle scritte in

questo paragrafo perché l’amore ha bisogno di creatività.

E quando nulla di tutto ciò è possibile, quando rimane soltanto la solitudine,

ricordarsi di questa storia, inviatami da un lettore.

Una rosa bramava giorno e notte la compagnia delle api, ma nessuna

andava a posarsi sui suoi petali.

Nonostante ciò, il fiore continuò a sognare: nelle lunghe notti, immaginava

un cielo dove volteggiavano miriadi di api, che si posavano a baciarlo teneramente.

Grazie a questo sogno, riusciva a resistere fino all’indomani, allorché tornava a

schiudersi con la luce del sole.

Una notte, conoscendo la solitudine che la attanagliava, la luna domandò alla

rosa: ”Non sei stanca di aspettare?”

“Forse si. Ma devo continuare a lottare.”

“Perché?”

“Perché se non mi schiudo, appassisco.”

Nei momenti in cui la solitudine sembra annientare ogni bellezza, l’unica maniera

di resistere è quella di mantenersi aperti.  Image Hosted by ImageShack.us

Il Pianto Del Deserto

Tratto dalla raccolta ”Sono come il fiume che scorre
(Pensieri e riflessioni 1998-2005) di Paulo Coelho
                    
Un amico torna dal Marocco e mi racconta una bella storia su un missionario.
Appena arrivato a Marrakech, decise che tutte le mattine avrebbe fatto una passeggiata nel deserto che si estendeva oltre la periferia cittadina. Durante la sua prima camminata, notò un uomo sdraiato sulla sabbia: accarezzava il suolo con una mano e vi teneva l'orecchio appoggiato sopra.
«E' un pazzo» si disse.
Ma la scena si ripetè giorno dopo giorno. Trascorso un mese, incuriosito da quello strano comportamento, il missionario decise di rivolgersi all'uomo. Gli si inginocchiò accanto e, con molta difficoltà, giacché non parlava ancora l'arabo fluentemente, domandò:
«Cosa sta facendo?»
«Tengo compagnia al deserto e lo consolo per la sua solitudine e le sue lacrime.»
«Non sapevo che il deserto piangesse.»
«Piange tutti i giorni. Ha un sogno: quello di rendersi utile all'uomo e trasformarsi in un immenso giardino, dove poter coltivare cereali e fiori, e allevare montoni.»
«Le chiedo una cortesia: dica al deserto che svolge la sua missione assai bene,» replicò il missionario. «Ogni volta che mi ritrovo a camminare qui, comprendo la vera dimensione dell'essere umano: il suo spazio aperto, infatti, mi permette di capire quanto siamo piccoli di fronte a Dio. Quando guardo la sua sabbia, immagino i milioni di persone che sono state create uguali, e penso che non sempre il mondo si è dimostrato giusto con ciascuna di esse. Le sue montagne mi aiutano a meditare. Quando vedo il sole sorgere all'orizzonte, la mia anima si colma di gioia e io mi sento più vicino al Creatore».
Il missionario si allontanò e fece ritorno alle sue faccende quotidiane. Fu davvero enorme la sua sorpresa quando, l'indomani mattina, incontrò l'uomo nello stesso posto e nella medesima posizione.
«Ha riferito al deserto tutto ciò che ho detto?» domandò.
L'uomo annuì.
«E nonostante questo, continua a piangere?»
«Sì. Posso udire ogni suo singhiozzo. Adesso piange perchè ha trascorso migliaia di anni pensando di essere completamente inutile e ha sprecato tutto questo tempo imprecando contro Dio e contro il proprio destino.»
«Ebbene, ditegli che, malgrado abbia una vita molto più breve, anche l'essere umano passa molti dei suoi giorni reputandosi inutile. Di rado, scopre la ragione di quel suo destino e pensa che Dio sia stato ingiusto con lui. Poi, quando un qualche avvenimento gli mostra finalmente la ragione per cui è nato, crede che sia troppo tardi per cambiare vita, e continua a soffrire. E, come il deserto, si sente in colpa per il tempo perduto.»
«Non so se il deserto ascolterà queste giustificazioni,», disse l'uomo. «Ormai si è abituato al dolore e non riesce a vedere le cose in maniera diversa.»
«Allora è arrivato il momento di fare quello che io faccio sempre quando ho la sensazione che le persone abbiano perduto la speranza. Pregare. Sì, pregheremo.»
Si inginocchiarono entrambi e pregarono. Uno si voltò verso la Mecca perchè era musulmano; l'altro congiunse le mani e le portò al petto perchè era cattolico. Pregarono, rivolgendosi ciascuno al proprio Dio  che è sempre stato lo stesso, anche se si insiste a chiamarlo con nomi differenti.
Il giorno successivo, quando il missionario fece la camminata mattutina, l'uomo non c'era più. Nel luogo in cui era solito abbracciare la sabbia, il suolo appariva bagnato, giacché era sgorgata una piccola fonte. Nei mesi successivi, la sorgente si fece più copiosa, e gli abitanti della città vi costruirono intorno un pozzo. I beduini chiamano quel posto il "Pozzo delle Lacrime del Deserto". Dicono che tutti coloro che ne berranno l'acqua riusciranno a trasformare la ragione della propria sofferenza in motivo di gioia. E finiranno per trovare il proprio destino.
 
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12月1日

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La Storia Della Matita

 
Tratto dalla raccolta "Sono come il fiume che scorre"
(Pensieri e Riflessioni 1998-2005) di Paulo Coelho
 
Il bambino guardava la nonna che stava scrivendo una lettera.  A un certo punto, le domandò :
 
    " Stai scrivendo una storia che e' capitata a noi?  E che magari parla di me. "
 
    La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:
 
    " E' vero, sto scrivendo qualcosa di te.  Tuttavia, piu' importante delle parole, e' la matita  con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto."
 
    Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunchè di speciale.
 
    " Ma e' uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita! "
 
    " Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose.  Questa matita possiede cinque qualità:  se riuscirai a trasporle nell'esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.
 
    " Prima qualità : puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ' Dio ’ : ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà. 
 
    " Seconda qualità :  di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura ed usare il temperino. E’ un’azione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.
 
    " Terza qualità : il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia. 
  
    " Quarta qualità : ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque, presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.
 
     " Ecco la quinta qualità della matita : essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita  lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione”.