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日志


4月25日

Tratto da "MenteCritica"

 
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25 aprile 1945 - 25 aprile 2007: dalla guerra civile al golpe alla camomilla.
 
Il 25 Aprile 1945 era un mercoledì  come il 25 aprile del 2007. Le analogie finiscono qui.
Quella data, con la liberazione di Milano da parte delle truppe partigiane, segna formalmente la fine di una guerra civile che straziò la terra e le popolazioni di questo paese contemporaneamente al conflitto mondiale.
Prima contro gli Alleati, poi contro i nazisti e infine gli uni contro gli altri, gli Italiani di allora bruciarono in una lotta senza quartiere le loro giovanissime vite.
Il tempo e la storia hanno attenuato la divergenza ed il rancore. Oggi senza imbarazzo, pur felici dell’esito finale dello scontro, si possono compiangere i visi ed i destini di tutti i ragazzi. Quelli con il fazzoletto rosso e quelli in camicia nera.  

Membri di due schieramenti la cui visione del presente e del futuro divergeva in maniera netta, cittadini di un tempo e di uno spazio che avevano bandito la discussione e dimenticato la conciliazione, i ragazzi di allora non si sono tirati indietro e hanno condotto la loro lotta feroce in nome di idee che nel giro di mezzo secolo hanno mutato aspetto  e forma per convergere criminalmente in un’unica forma mentale di opportunismo e sopraffazione.
Chissà se, battendo la montagna per darsi la caccia oppure trovandosi con le spalle al muro con la benda agli occhi ed il cuore in gola, aspettando la scarica letale, quei ragazzi hanno provato ad immaginare cosa sarebbe diventato mezzo secolo dopo quel paese per il quale stavano spendendo la loro giovinezza con inconsapevole e romantica generosità.
Può darsi che questo pensiero li abbia sfiorati mentre fumavano una cicca di trinciato o mentre grattavano il fondo della gavetta con una crosta di pane secco. Mi auguro che nessuno di loro abbia avuto il dono della preveggenza ed abbia intuito a quali italiani stava donando il suo tempo più bello. Spero che nessuno abbia immaginato il vuoto di idee, la rapinosa e rapace ingordigia, l’assenza di scrupoli e di ideali che sarebbe diventata la divisa di molti dei loro coetanei di oggi.
Adesso, quando sono passati poco più di sessanta anni, dobbiamo prendere atto del fatto che questo paese si è lentamente trasformato in una torpida oligarchia, in totale spregio di tante vite spente in nome di altissimi ideali.
Gli italiani sono stati vittime di un colpo di stato che non si è consumato con il fuoco dei carri armati, ma a tazze di camomilla. Un pezzo alla volta si sono fatti privare di una serie di diritti e di opportunità fondamentali. L’informazione è finanziata, controllata e manipolata senza vergogna. L’attività politica è nelle mani di pochi oligarchi che, grazie ad una legge elettorale liberticida e inammissibile, compongono parlamento e senato nelle segreterie di partito. Lo sfruttamento sul lavoro e il caporalato, ormai legge di stato, costringono milioni di giovani a mendicare quello che in un paese civile sarebbe un loro diritto. La vecchiaia da opportunità si è trasformata in problema per la comunità. Chi non ha la possibilità di avere un bambino o ama una persona dello stesso sesso deve portare i suoi desideri ed il suo cuore in un paese dove non si parla la nostra lingua.
Tutto questo lo constatiamo per l’ennesima volta in questi giorni, quando gli ultimi debosciati rappresentanti dello spettro del partito comunista italiano hanno definitivamente gettato la maschera contraendo osceno matrimonio con coloro che prima delle esigenze della gente si sentono chiamati a soddisfare le richieste perbenistiche del Vaticano. Ciò è avvenuto con la benevola benedizione dell’uomo che ha usato la politica per sfuggire alle condanne giudiziarie, costruendosi un partito fai da te incentrato intorno alla sua persona.
Ormai è chiaro che all’interno dell’oligarchia non esistono conflitti. Destra, sinistra, centro, tutte collassate in un unico schieramento composto di furbetti di second’ordine. Gente incapace di assumere posizioni di carattere. Ridicoli pupazzi le cui decisioni sono appese agli indici dei sondaggi. Non uomini di stato ma veri e propri coglioni al bromuro ai quali gli italiani, intossicati dal golpe alla camomilla, hanno consegnato il loro destino e quello dei loro figli.
Valeva la pena farsi scannare dai tedeschi per avere un paese nel quale lo spirito innovativo e le esigenze della componente più debole della nazione sarebbero state rappresentate dal Partito Democratico di Rutelli e Fassino? Secondo me no. E sono sicuro che, se fosse stato possibile prevederlo, i ragazzi della Garibaldi e della Decima ci avrebbero pensato seriamente prima di continuare a spararsi addosso. Forse si sarebbero fermati, incontrati in qualche punto della Bassa e, mente si accendevano reciprocamente le cicche, avrebbero pensato a come fare per non permettere che questo accadesse. Perchè, a prescindere dal colore delle loro divise, loro, uomini e donne, i coglioni ce li avevano davvero
. Amavano questo paese e non avrebbero mai permesso che accadesse tutto questo.
Per quel che può valere, se qualcuno di loro, un Italiano di allora, mi può leggere ancora, io, come italiano di oggi, mi scuso e chiedo perdono.
 
 

Nome di battaglia: Rosa Rossa

 
Non so se qualche donna partigiana abbia mai avuto questo nome di battaglia, mi piace pensare di si,
una delle tantissime che hanno partecipato alla RESISTENZA, forse mai giustamente ed adeguatamente riconosciuto il loro apporto.
Trentacinquemila le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti; 20.000 le patriote, con funzioni
di supporto; 70.000 in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa; 16 le medaglie d’oro, 17 quelle d’argento; 512 le commissarie di guerra; 683 le donne fucilate o cadute in combattimento; 1750 le
donne ferite; 4633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti; 1890 le deportate
in Germania. Sono questi i numeri (dati dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Resistenza al femminile.
Perché dico apporto non riconosciuto? Nei libri di storia si trovano dei piccoli accenni alla partecipazione delle donne alla Resistenza al  nazifascismo , nonostante non solo hanno sostituito nella vita sociale gli uomini impegnati nella lotta, ma sono state decisive alla vittoria finale e alla liberazione. Le donne stampavano giornali e manifesti di propaganda, facevano da collegamento portando informazioni, approvvigionavano viveri e vestiario, preparavano documenti falsi e luoghi di ricovero per i partigiani,
ma non solo staffette,  tante tantissime hanno preso le armi e sono andate in montagna a combattere.
I dati che ho riportato sono purtroppo inattendibili, perché alla fine della guerra i criteri di riconoscimento ufficiali e di premiazioni era puramente militari: veniva riconosciuto partigiano chi aveva portato le armi per almeno tre mesi in una formazione armata regolarmente riconosciuta dal Comando Volontari della Libertà ed aveva compiuto almeno tre azioni di sabotaggio o di guerra. Tante donne non si sono riconosciute in questo e non si sono neppure presentate, altre avevano partecipato in modo diverso,
non meno importante, ma non ebbero la “qualifica” di partigiane.
Eppure venivano arrestate, torturate, picchiate, stuprate,  ma non parlavano, non voglio riportare nomi
di eroine, perché mi sembrerebbe di fare un torto a chi non ha avuto nessun riconoscimento, si proprio
a lei a “rosa rossa” che forse ha pedalato e pedalato con la sua bicicletta, portando in fondo alla borsa messaggi importanti, oppure ha accolto in casa un partigiano ferito, Scelte sofferte, desiderio di libertà,
la forza di lottare per un ideale scegliendo di non sparare, ma facendo di più, un’opera sottile e costante
di sostegno e propaganda. Resistenza nascosta, resistenza doppiamente tradita alla fine della
guerra: dalle forze politiche e più dolorosamente dai loro compagni di lotta, che comunque le considerava
traditrici del focolare domestico e ridimensionava il loro credo politico a un desiderio di partecipare alla lotta per amore del proprio uomo.
Ho voluto rendere un omaggio a tutte le partigiane  dimenticate, proprio in questa ricorrenza del 25 Aprile, dove si ricorderanno i grandi eroi ed eroine, dove le azioni e i luoghi celebri verranno ripercorsi nella memoria di tanti, e corone verranno deposte,  ma loro non verranno citate o ricordate eppure
ci sono state tante che sono state uccise, delle spoglie "stranamente piccole, un mucchio di stracci neri
sulla neve". ( L’Agnese va a morire ) .
 
Un grazie a te piccola grande donna , nome di battaglia : ROSA ROSSA
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.
E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l'ombra di un bel fior.
E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»
 
 
4月23日

- CoSe Da PaZzI -

 
 Corriere della Sera, 16 Ottobre 2002 Vincenzo Salemme a lezione da Eduardo.
 
 Per molti giovani e meno giovani autori napoletani Eduardo De Filippo, drammaturgo,
 rappresenta un padre ingombrante da rimuovere per potere "andare oltre", senza, però,
 aver colto fino in fondo la forza dell'impegno civile che si nasconde dietro ogni sua
 commedia e vivendolo "solo" come "portatore" di una Napoli dolciastra.
 Tra quelli che hanno imparato la lezione eduardiana del disegnare "tragifarse", dello
 spargere il veleno di una verità sotto la risata, c'è sicuramente Vincenzo Salemme.
 Così la sua divertente commedia "Cose da pazzi" parte come una farsa dai toni stranulati
 che sfiorano l'assurdo, per poi instillare il veleno e far capire che tragedia possa essere
 la perdita di un ideale e che straordinaria forza corruttrice abbia il denaro.
 Per uno strano caso un uomo, quieto funzionario di Ministero, riceve ogni mese un pacco
 consistente di soldi. Misteriosi invii cui non riesce a dare un perché, e solo alla fine si
 capirà il complesso gioco che ha spinto un giovane, cui lui aveva negato una assurda e
 provocatoria pensione d'invalidità civile, a riempirlo di denaro.
 Nella prima parte largo spazio è dato all'improvvisazione che i bravi attori ben animano e sostengono.
 Un vero e proprio fuoco d'artificio che accende risate a getto continuo.
 Ai perfetti tempi comici di Salemme e di Maurizio Casagrande si aggiungono le invenzioni stralunate di Teresa del
 Vecchio, la misura di Bianca Maria Lelli, la comicità contagiosa di Ernesto Lama, la spontaneità di Claudio Federica
 Petrella, la prorompente fisicità di Roberta Formilli e la sapida ottusità di Domenico Aria.
 Ma nel finale, pur continuando a far ridere, fautore imprime uno slancio di ribellione civile, un tocco di amarezza
 esistenziale, una lacerazione reale che muovendosi sul filo del divertente paradosso crea uno scarto di significati
 improvviso, intelligentemente provocatorio.
 E la Napoli di Vincenzo Salemme diventa così reale e fantastica, come quella di Eduardo.
 - Magda Poli -
     
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 - ...ma xkè Felice C. della domanda è lei?
 - si, sono io...
 - uh mi scusi, suo nonno mi aveva fatto capire tutta un’altra cosa.
 - no no, sono io...
 - ah ecco, e come mai ha fatto questa domanda? E’ handicappato ? 
 - Non nel senso che intende lei Signor Cocuzza. Diciamo che non ho menomazioni fisiche visibili
 ma il mio cuore e la  mia testa per come sono ormai conformati non mi consentono di vivere alla
 pari con gli altri.
 - Capisco...
 - Signor Cocuzza, io chiedo di ricevere la pensione di invalidità civile perché è fallito il
 comunismo.
 - Che è fallito?
 - Il comunismo Signor Cocuzza. Non capisce? Lei è cattolico?
 - Si.
  - Crede nel paradiso?
 - Si.
 - E spera di andarci?
 - Certo...si.
  - E per andare in paradiso Signor Cocuzza lei si comporta in un certo modo, da bravo cattolico
 seguendo cioè le regole che la Chiesa le ha insegnato, non so...rispetta i dieci Comandamenti,
 vai in Chiesa, fa le sue buone azioni, fa la carità, è giusto.
  Ora , dopo tanti anni che lei segue queste regole esse stesse sono diventate un comportamento
 Meccanico.
 Signor Cucuzza è corretto dire che lei oramai si comporta da buon cattolico senza nemmeno più
 pensarci? Per riflesso condizionato?
 - Certo. Che vuole dire, che sono abituato?
 -  Bravo!
 - Sì.
 - Benissimo. Allora, facciamo un’ ipotesi. Mettiamo il caso che lei potesse morire e ritornare indietro vivo.
 - Morire? Lei lo sa che è impossibile a tornare...
 - Ma è una ipotesi, Signor Cucuzza. Allora, lei muore, va nell’aldilà e scopre che il Paradiso non esiste.
 Si accorge che tutti i sacrifici che ha fatto sulla terra da vivo non servono a nulla, perchè il premio non c’è.
 Non solo non c’è il premio, ma non ci sta manco la punizione per i cattivi, per quelli che delle regole se ne
 sono ampiamente fregati, a differenza sua. Quindi, nè premio né punizione, nè Paradiso nè Inferno.
 Ora, abbiamo detto che lei può tornare vivo sulla terra, però, sapendo a questo punto che nell’aldilà non c’è
 niente, Signor Cucuzza, lei.... che farà, continuerà a comportarsi come prima seguendo le buone regole del
 bravo cattolico?
 - E chi mo fa fà!!!!
 - Bravo!! Mo faccio quello che mi pare.
 - E certo...!!!
 - Ma è un’illusione purtroppo Signor Cucuzza, perchè per lei comportarsi da cattolico è un riflesso condizionato,
 non può farne a meno, continuerà contro la sua volontà a comportarsi come prima.
 Ora immagini che tutto questo le capiti non con delle regole che servono a guadagnarsi il paradiso, ma con
 delle regole che servono a vivere meglio su questa terra. Signor Cucuzza, questa è la mia condizione.
 Gli ideali che sostenevano la mia etica sono falliti, ma io non posso vivere altrimenti che seguendo
 meccanicamente quegli stessi ideali. E allora io uso un codice di comportamento che questa società non
 ritiene valido. Sono inadatto a vivere in questa società ma se sono inadatto a vivere, lei tecnicamente
 come mi definisce?
 - ... Un invalido?...
 - Ed essendo un invalido, che mi spetta?
 - La pensione!!!!!
 - Ci è arrivato, sono felice.
 - Complimenti...... Bravissimo!!!
 - Quindi lei è d’accordo con me Signor Cucuzza?
 - No, ma che d’accordo... ho capito.
 - Io le sto dando l’occasione di aprire un varco nell’ordinamento giuridico.
 C’è un nuovo handicap da mettere agli atti, è l’handicap morale, Signor Cucuzza,
 e lei ne può essere l’artefice.
 - Ma che handicap morale. Lei ha semplicemente creduto negli ideali sbagliati.
 - No, no, non mi tratti con sufficienza, non me lo merito.
 E’ un caso, solo un caso che siano cadute le mie regole e non le sue,
 non faccia lo sbruffone con me, Signor Cucuzza.
 - Ah si? Scusi ma perchè non lo va dire alle persone di quei paesi le cose che sta dicendo a me?
 - Ma quali paesi?
 - Eh...i paesi... senta, ma lei è un comunista, o no?
 - Sfegatato (fuori campo).
 - Ma che c’entra. Stai zitto, stai zitto. Non è il comunismo Signor Cocuzza(!!), non è il comunismo
 che mi manca, non sono uno stupido!!! A me manca il sogno.... comunista.... Ogni uomo ha diritto
 ad un sogno. Io sono stato ingannato. Voglio essere risarcito.
 Io per vent’anni ho creduto veramente che un miliardo di cinesi fossero tutti educati, felici
 e sorridenti, solo perchè erano comunisti. Poi ho scoperto che facevano le esecuzioni in piazza,
 pigliavano dei ragazzi di 15, 16 anni e solo perchè avevano rubato una bicicletta, un pugno di riso,
 li facevano inginocchiare per terra e gli sparavano un colpo in testa. E la gente applaudiva.
 Io ero comunista perchè sono contro la pena di morte Signor Cucuzza. Sono stato ingannato
 e voglio essere risarcito.  Mi spetta.
 - Ho capito, ma...ma la legge non prevede un caso come il suo. Io che scrivo nel registro?
 E’ incapace di vivere perchè è fallito ò comunismo?
 - Esatto. Io sono malato Signor Cucuzza. La mia è una forma di malattia di cui lo stato deve
 tenere conto. Io sono un tossicomane ideologico. Sono in crisi di astinenza, posso fare di
 tutto Signor Cucuzza, e lo farò!!!
 - Che vuole dire?
 - Che mi lascerò finalmente andare, che non avrò più scrupoli, che diventerò un delinquente.
 - E faccia quello che le pare!!!
 - E sarà anche colpa sua!!!
 - Mia? Ed io che centro?
 - Lei non mi prende nella giusta considerazione.
 - No, io faccio solo quello
che è nelle mie possibilità .
 - Ma la smetta con la storia delle possibilità. Faccia quello che è nelle sue responsabilità!
 - Lei per me sta benissimo, se ha bisogno vada a lavorare.
 - E come faccio a lavorare Signor Cucuzza? Io sono un mese che non esco di casa, non ce la
 faccio ad andare per strada, guardare negli occhi le persone che per vivere devono schiacciare
 la propria dignità.
 - Tutti dobbiamo fare i conti con la realtà.
 - No. Questa è la vostra realtà, non la mia.
 - E allora combatta con la sua di realtà?
 - E come faccio....dove va??!! Che cosa devo fare Signor Cucuzza? Devo denunciare tutti quelli che
 andavano in giro con i capelli lunghi e con l’eskimo? Erano milioni!!! So scumpars!!!
 Cu chi ma pigl ?!? Con quelli che mi impedivano di comprare i dischi di Lucio battisti perchè si era
 sparsa la voce che forse era fascista? E io lo amavo!!! E mi vergognavo a dirlo.
 Per lei è facile Signor Cucuzza insegnare ai suoi figli che l’essere umano è di natura cattiva, che
 la gente parla parla ma poi ognuno penz e fatt suoj ! 
 Io non potrei mai insegnare queste cose a mio figlio. Non gli potrei mai insegnare che sul lavoro non
 deve guardare in faccia a nessuno se vuole andare avanti, che votare non serve a nessuno solo ai
 politici che devono rubare.
 Per voi è facile dire queste cose, perchè secondo voi adesso la gente sta bene, nessuno si muore più
 di fame, e allora che cosa gli dovete insegnare ai vostri figli? Sulu strunzate!!
 Che il fumo fa male!!! Che mangiano troppa carne rossa, che ogni anno a natale a papà vengono
 distrutti troppi abeti... E chi se ne fotte Cucuù!!!
 Voi non mi volete aiutare, e allora insegnatemi a vivere come voi, senza scrupoli e senza sensi di colpa,
 altrimenti mettetemi in un mondo dove non esistono zingari, negri, poveri, disperati, un mondo dove non
 si sappia quanti bambini muoiono di fame ogni giorno, mentre noi mangiamo le primizie, abbiamo sei
 televisori per famiglia, due macchine a testa, mandatemi qualcuno che mi dimostri che vivere in questa
 società è giusto, altrimenti diventerò un delinquente!
 E si ricordi Signor Cucuzza che è un caso, solo un caso, che siano cadute le mie regole e non le sue!!!
 
 Tratto dal film " Cose da Pazzi " di V. Salemme
 
 
4月11日

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Ti ho visto solo una volta e per pochi secondi, faccio fatica persino a ricordarmi il tuo volto
eppure la tua inaspettata e prematura scomparsa ha lasciato un grande vuoto e tanta tristezza nel mio cuore
e nel cuore di tutte le persone che ti conoscevano.
Lasci una moglie e due bimbe piccolissime che ti hanno amato e che ti ameranno per sempre consapevoli che
continuerai a proteggerle e a vegliare su di loro come hai sempre fatto ovunque tu sarai .
Riposa in pace Paolo.
 
Che Dio non permetta che io perda il  ROMANTICISMO,
pur sapendo che le rose non parlano...
Che io non perda  l ’OTTIMISMO,
pur sapendo che il futuro che ci attende può non essere molto allegro...
Che io non perda il  DESIDERIO DI VIVERE,
pur sapendo che la vita è, in molti momenti, dolorosa...
Che io non perda il desiderio di AVERE GRANDI AMICI,
pur sapendo che, con le giravolte che il mondo dà, talvolta escono dalle nostre vite...
Che io non perda il desiderio di AIUTARE LE PERSONE,
pur sapendo che molte di esse sono incapaci di vedere, riconoscere
e contraccambiare, questo aiuto...
Che io non perda l ’ EQUILIBRIO,
pur sapendo che innumerevoli forze desiderano che io soccomba...
Che io non perda il  DESIDERIO DI AMARE,
pur sapendo che chi amo di più, può non contraccambiare il mio amore...
Che io non perda la LUCE E LO SCINTILLIO NELLO SGUARDO,
pur sapendo che molte cose che vedrò nel mondo annebbieranno i miei occhi...
Che io non perda la FORZA,
pur sapendo che la sconfitta e la perdita sono due avversarie estremamente pericolose...
Che io non perda la RAGIONE,
pur sapendo che le tentazioni della vita sono innumerevoli e deliziose...
Che io non perda il  SENTIMENTO DI GIUSTIZIA,
pur sapendo che ciò potrà talvolta danneggiarmi...
Che io non perda il mio FORTE ABBRACCIO,
pur sapendo che un giorno le mie braccia si saranno indebolite...
Che io non perda la BELLEZZA E L’ALLEGRIA DI VIVERE,
pur sapendo che molte lacrime sgorgheranno dai miei occhi
e scivoleranno attraverso la mia anima...
Che io non perda  l ’AMORE PER LA MIA FAMIGLIA,
pur sapendo che loro molte volte esigeranno sforzi incredibili per mantenere
la loro armonia...
Che io non perda il desiderio di DONARE QUESTO ENORME AMORE
che esiste nel mio cuore, pur sapendo che molte volte esso sarà sottomesso
o persino rifiutato...
Che io non perda il desiderio di ESSERE GRANDE,
pur sapendo che il mondo è piccolo e per questo, tanto più si è grandi,
tanto più secondo il mondo, sembriamo piccoli...
E soprattutto...
Che un PICCOLO GRANELLO di allegria, fede e speranza dentro a ciascuno di noi
è capace di cambiare e trasformare qualsiasi cosa, poi...
Che io non dimentichi mai che DIO mi ama infinitamente,
che PER SEMPRE mi sarà fedele,
e per questo OGNI COSA, per quanto assurda, bella o crudele sia,
concorre al mio bene ed al bene delle persone che amo!
 
LA VITA È COSTRUITA NEI SOGNI
E CONCRETIZZATA NELL’AMORE!
 

Il Capo Dei Giocattoli - M.Lauzi -

 
Il Capo dei Giocattoli è un uomo molto austero
è bello, è alto e fiero e sa come si fa
A divertir la gente sorvolando il Continente
E i bambini a testa in su lo vedono passare
E il Capo dei Giocattoli ricorda di giocare
E lo ricorda al mondo intero che non sa più come si fa
E manda dei segnali e poi recapita i regali
è l'aviatore del Natale e se lo aspetti un giorno forse passerà
Un giorno passerà tutta la malinconia
Una chitarra si accorderà con il ritmo dell'anima
Ed il Capo dei Giocattoli prima o poi mi insegnerà
A stare un po' più calmo, sopratutto alla mia età
Treni, aerei, camioncini, caramelle, bolle, stelle, amore, oro e libertà
Perché il Capo dei Giocattoli ricorda di giocare
E lo ricorda al mondo intero che non sa più come si fa
E lui manda dei segnali e poi recapita i regali
è l'aviatore del Natale e se lo aspetti un giorno
Forse passerà anche di qua
C'è una piccola stellina che mi sta tanto vicina
E mi porta anche fortuna e lei sa giocar di già
Non ha bisogno di emozioni (le ha già inventate tutte ieri)
Ed io bambino a testa in su aspetterò che venga giù
E in più c'è il Capo dei Giocattoli che mi colora tutti i riccioli
Per creder meglio a questa vita che va via anche un po' così
Ma c'è il Capo dei Giocattoli che si ricorda di giocare
E lo ricorda al mondo intero che non sa più come si fa
E poi manda dei segnali e poi recapita i regali
è l'aviatore del Natale e se lo aspetti un giorno forse
Forse passerà
Treni, aerei, camioncini, caramelle, bolle, stelle
Saluto Cri, saluto tutti i cuori che non ci sono più.

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4月4日

10 Consigli

 
 
 
  1. Non arrabbiarti ,  
   la rabbia appartiene   
  alle attività  improduttive.
 
 
 
  
 
  
  2. Non aver paura, 
  perchè la maggior parte
  delle cose che temiamo
  non accadono.
  
  3. Non portarti appresso rabbia,
  perchè la rabbia è uno
  dei fardelli più pesanti della vita.
 
 
     
 
 
 
 
  4. Tratta tutti i problemi
  che ti si presentano così come sono,
  tanto ne puoi affrontare solo uno alla volta.
 
 
 
  5. Non portarti i broblemi a letto,
  perchè sono una cattiva compagnia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  6. Non fare tuoi
   i problemi degli altri;
   sanno affrontarli
   sicuramente meglio di te.
 
 
 
 
 
 
 
 
   7. Non preoccuparti dei giorni passati,
   sia belli che brutti, non tornano!
   Concentrati sul presente e sii felice oggi.
 
 
  8. Sii un buon ascoltatore,
   perchè solo ascoltando
   sentirai opinioni diverse dalle tue
   e potrai farti nuove idee.
 
 
 
 
 
 
 
 
   9. Non ti nascondere nelle frustrazioni,
    perchè più del 90%
    derivano dall’autocommiserazione
    e impediscono di avere
    reazioni positive.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  10. Elenca tutti i giorni
    la tua fortuna,
    senza dimenticare
    le gioie più piccole,
    perchè sommandosi
   danno una grande gioia.
 
 
Esistono molte cose nella vita
che catturano lo sguardo,
ma solo poche catturano il tuo cuore : segui quelle.
(Winston Churchill)
 

Un esempio d'Amore

 
Una sera, mentre la mamma preparava la cena,
il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano.
Con aria stranamente ufficiale il bambino porse il pezzo di carta alla mamma,
che si asciugò le mani con il grembiule e lesse quanto vi era scritto:
 
Per aver strappato le erbacce dal vialetto: 1 EURO.
Per aver ordinato la mia cameretta: 1,50 EURO.
Per essere andato a comperare il latte: 0,50 EURO.
Per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): 3 EURO.
Per aver preso due volte "ottimo" a scuola: 2 EURO.
Per aver portato fuori l'immondizia tutte le sere: 1 EURO.
Totale: 9 EURO.
 
Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio.
Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto,
due LACRIMONI fecero capolino nei suoi occhi.
La mamma fissò il figlio negli occhi, teneramente.
La sua mente si affollò di ricordi.
Prese una biro e, sul retro del foglietto, scrisse:
 
Per averti portato in grembo per 9 mesi: 0 EURO.
Per tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: 0 EURO.
Per tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: 0 EURO.
Per tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: 0 EURO.
Per tutto quello che ti ho insegnato, giorno dopo giorno: 0 EURO.
Per tutte le colazioni, i pranzi, le merende, le cene e i panini che ti ho preparato: 0 EURO.
Per la vita che ti do ogni giorno: 0 EURO.
 
Quando nei rapporti personali e familiari si cominciano a fare i conti, è tutto finito.
L'amore, o è gratuito o non è amore.
 
Girò il foglio e sul suo conto scrisse: "PAGATO".
Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci.