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日志


Il gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach -

 
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Jonathan non è un gabbiano come gli altri: lui vuole sapere, vuole conoscere. Non si accontenta di procurarsi un pezzo di pane  come hanno fatto tutti prima di lui.
Questo atteggiamento comporta la disapprovazione dei suoi genitori; non ha amici, patisce la fame.
Si adegua per un certo periodo agli imperativi di suo padre e cede alle lacrime della madre, ma continua ad allenarsi da solo e di nascosto  per imparare a volare libero.
Cade e si ferisce molte volte, ma non demorde. Arriva a desiderare la morte, ma la fame di conoscenza lo sostiene.  E’ disposto a tutto per saziare questa fame anche,  appunto, a rinunciare alla propria vita.
Quando riesce ad ottenere i primi risultati si convince che  gli altri lo seguiranno e vorranno al pari di lui, imparare a volare liberi.
Ma si sbaglia: gli altri non capiscono e lo espellono dal consorzio dei suoi simili condannandolo alla solitudine.
Vagando sconsolato incontra una piccola comunità di reietti come lui, esiliati per i suoi stessi motivi in un’altra dimensione.
A capo di questa comunità c’è Ciang che aprirà a Jonathan  nuovi orizzonti di conoscenza. (Il Paradiso non è un luogo. Non si trova nello spazio e neanche nel tempo. Il Paradiso è essere perfetti).
Ciang gli farà da maestro e gli darà le basi necessarie per capire  e superare i suoi limiti.
La nostalgia assale Jonathan che decide di ritornare sulla Terra. Vuole insegnare anche agli altri membri della sua comunità originaria la perfezione del volo libero.
E’ la nostalgia dell’Amore.
Sulla strada del ritorno incontra Fletcher: ribelle,  impavido, fiero, pieno di rabbia e di rancore, anche lui esiliato e disposto a perdersi pur di vendicare l’onta subita.
Fletcher diventa l’allievo prediletto di Jonathan, fino alla scomparsa di quest’ultimo. Jonathan infatti se ne andrà  di nuovo in un’altra dimensione lasciando Fletcher a continuare la sua opera sulla Terra.
 
Ciascuno di noi è, in verità,
un'immagine del Grande Gabbiano,
un'infinita idea di libertà,  senza limiti.
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Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda,
dall'una all'altra punta delle ali,
non è altro che  il vostro pensiero,
una  forma del vostro pensiero, visibile, concreta.
Spezzate le catene  che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo  sarà libero.
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Scegliamo il nostro mondo successivo in
base a ciò che noi apprendiamo in questo.
Se non impari nulla, il mondo di poi sarà
identico a quello di prima, con le stesse limitazioni.
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Devi solo seguitare a conoscere meglio
te stesso, ogni giorno un pochino di più...
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Egli imparò a volare, e non si rammaricava
per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia
a rendere così breve la vita di un gabbiano.
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Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere
a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò’
che è limitato. Guarda col tuo intelletto,
e scopri quello che conosci già’, allora
imparerai come si vola.
 

E crescendo impari

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.

E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande Jonathan Livingston.

E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
( Anonimo )

5月14日

((Il cuore più bello del mondo))

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dove dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com' era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "E' vero!", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto ma non farei mai cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel' ho dato, e spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso! Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone... e chissà, forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa significa avere il cuore più bello del mondo?" Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse: "Se la nota musicale dicesse: Non è la nota che fa la musica non ci sarebbero le sinfonie. Se la parola dicesse: Non è una parola che può fare una pagina non ci sarebbero i libri. Se la pietra dicesse: Non è una pietra che può alzare un muro non ci sarebbero case. Se la goccia d'acqua dicesse: Non è una goccia d'acqua che può fare un fiume non ci sarebbero gli oceani. Se l'uomo dicesse: Non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra degli uomini". Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

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