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日志


5月7日

Odore di pioggia

 
Marzo, un freddo vento soffiava contro una finestra di un ospedale di Dallas, in quel momento entrava un dottore nella camera di Diana Blessing, la quale era stata sottoposta ad un intervento chirurgico.
Suo marito David le teneva stretta la mano mentre attendevano notizie.
Il pomeriggio prima delle complicazioni, il 10 Marzo, l’avevano costretta ad un parto cesareo alla 24° settimana che avrebbe dovuto far nascere la figlia della coppia, Dane Lu Blessing.
I neo genitori erano a conoscenza che la neonata pesava 708 g. e che raggiungeva i 30 cm e mezzo di lunghezza ma nonostante tutto le parole del dottore li colpirono.  
"Non credo che la bambina abbia molte probabilità di sopravvivere," disse loro più delicatamente che potè.
"C’è solo il 10 per cento di possibilità che sopravviva alla notte, ed anche se ciò accadesse per qualche miracolo le probabilità che abbia complicazioni future è molto alta"
Paralizzati dalla paura i coniugi David e Diana ascoltavano le parole del dottore che descriveva loro tutti i problemi che avrebbe dovuto affrontare la bambina.
Non essere mai in grado di camminare, parlare, vedere, ritardata mentalmente e molto altro ancora.
 Diana con il marito David ed il loro figlioletto di 5 anni, speravano tanto che un giorno Dana avrebbe allietato la loro famiglia.
Ed ora, nel giro di poche ore, vedevano tutti i loro sogni e desideri allontanarsi per sempre.
Ma i loro guai non erano finiti, il sistema nervoso della piccola non era ancora sviluppato. Quindi qualunque carezza, bacio o abbraccio era per Dana pericoloso.  I famigliari sconsolati non potevano neanche trasmetterle il loro amore, dovevano evitare di avvicinarsi a lei. Tutto quello che potevano fare era di pregare il Signore che si prendesse cura della loro piccola, che la cullasse e la facesse sentire amata.
Non credettero alla loro fortuna quando Dana cominciò a migliorare.
Passavano le settimane e la piccola continuava a prendere peso e diventare piu`forte.
Finalmente, quando Dana compì 2 mesi i suoi genitori poterono abbracciarla per la prima volta.
Due mesi dopo, mentre i dottori li avvertivano che avrebbe potuto peggiorare in qualunque momento, Dana uscì dall’ ospedale e finalmente andò a casa con la sua famiglia.
Cinque anni dopo Dana, era diventata una bambina serena che guardava verso il futuro con fiducia e con tanta voglia di vivere.  
Non c’erano segni di deficienza fisica o mentale, era una bambina normale che viveva la sua vita. Ma questa non è la fine della nostra storia.
Un caldo pomeriggio del 1996 Dana era seduta in braccio della mamma, erano in un parco non lontano da casa (Irving, Texas) dove suo fratello Dustin giocava a calcio con i suoi amici.
Come sempre chiacchierava felice con la sua mamma, quando all’improvviso si zittii. Si abbracciò e chiese alla mamma "Lo senti? "
Diana sentendo nell’aria che si avvicinava la pioggia rispose "Si. Profuma come quando stà per piovere."
Dana chiuse gli occhi e ridomandò: "Lo senti?"
Ancora una volta la mamma gli rispose: "Mi sa che tra un pò saremo tutte bagnate, sta per piovere."
Dopo un po’ , Dana, alzò la testa e accarezzandosi le braccia esclamò,
"No, profuma come LUI.”
“Profuma come quando Dio ti abbraccia forte."
Diana cominciò a piangere calde lacrime mentre la bambina raggiungeva le sue amiche per giocare con loro.
Le parole della figlia avevano confermato ciò che sapeva in cuor suo da tanto tempo ormai.
Durante tutto il periodo in ospedale, mentre lottava per la sua vita, Dio si era preso cura della piccola abbracciandola così spesso che il suo profumo era rimasto impresso nella memoria di Dana.
 
"Sono capace perché LUI me ne dà la forza"

Quel mattino, quando Dio ha aperto la porta al cielo mi ha visto e mi ha chiesto: “ Figlia mia, qual’ è il più grande desiderio del tuo cuore?"
Gli ho risposto:  "Dio, abbi cura della persona che leggerà questa storia, di tutta la sua famiglia e tutti i suoi amici. Se lo meritano.”
 
L`amore di Dio è grande come un oceano, vedi dov’è l’ inizio ma non la fine…

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5月2日

Donna sul filo

 
Riappende il telefono. Indossa un tailleur fucsia attillato, scarpe in tinta. L'ideale, per uscire a passeggio sul tetto.

Guarda giu', ogni tanto, senza paura. Leggera. Mai un passo falso. Il pericolo è un concetto che non la sfiora. Sta provocando, qualcosa o qualcuno. La risposta è un filo teso tra due palazzi. Sotto, il vuoto. Non si tira indietro, ci mancherebbe. Il tacco esile è già sulla corda. Ondeggia appena. C'è un alito di freddo, non di paura. E lei va. Un passo dietro l'altro, sorretta dal nulla. Le braccia aperte, lo sguardo sulla linea di fuga. Oltre.

A questo punto non mi ci vorrebbe niente a darti uno strattone e farti precipitare. Giu'. Lasciarti infilzata sull'inferriata, arrogante equilibrista del sabato sera. Inchiodata alla tua presunzione e addio. Ma una parte di me dice che dovrei farti vivere perché hai rischiato. Premiarti perché invece di stare davanti alla tv, a un libro, a un amore sgualcito, sei lassù. Ma se ti faccio arrivare dall'altra parte su quei tacchi impossibili sei capace di saltare di gioia, dire cose raccapriccianti tipo: "L'ho fatto per sfidare me stessa". Finiresti per riscoprire le cose meravigliose che hai rischiato di perdere, attribuire loro un valore che avevi perduto, passare minuti sfogliando album di fotografie, ridando fulgore a un vassoio d'argento. Tu, che lucidi l'argenteria? Non è possibile.

E allora? Fingo di avere un guasto alla fantasia e me ne vado, lasciandoti lì per sempre, a trattenere il fiato su quegli istanti sospesi in cui la vita vale quanto il gioco che stai facendo. Eterna funambola, capace di attraversare il cielo ogni volta che qualcuno leggerà questa pagina.
                                                                                                        - Gabriele Romagnoli -