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日志


7月24日

Mare Dentro

 
Tratto da Il sole 24 ore datato il 19 settembre 2004 di Roberto Escobar
 
Mare Dentro (Mare Adentro)
Alejandro Amenabar - Spagna 2004 -
 
"chi sono io per giudicare chi vuol vivere?". Così dice Ramon Sampedro, il tetraplegico galiziano che, a lungo e invano, chiese ai tribunali spagnoli di poter morire. La sua storia è narrata da Alejandro Amenabar  in MARE DENTRO.
Chi è dunque Ramon Sampedro per giudicare della vita e della libertà di un altro uomo o di un'altra donna? Posta così , la domanda ammette una sola risposta: Ramon Sampedro non ha alcun diritto di sovrapporre la propria decisione a quella di un altro essere umano di restare in vita. La volontà di vivere, l'amore per la vita è quanto di più personale e insostituibile ci definisca, a uno a uno.
Tuttavia, capovolta nella sua formulazione e nel suo senso, chi è non solo Ramon Sampedro, ma ogni altro uomo od ogni altra donna, per giudicare chi non voglia vivere?
A questo è dedicato MARE DENTRO : al confine terribile lungo il quale corrono, si incontrano e si  scontrano la dignità e la libertà dell'io (del singolo uomo e della singola donna) e il potere e la potenza del noi (della dimensione sovraindividuale, che sia spirituale o che sia politica).
Al pari del loro Ramon (un bravissimo Javier Bardem) Amenábar pensa che della propria morte sia solo il singolo a poter disporre . C'è il valore morale dell'io che sceglie, di ogni io che sceglie.

Non odia la vita il Ramon di Amenábar. Al contrario, la ama di un amore non più possibile. E per amore intende non una "tecnica", ma un essere, un poter essere. Lo stesso sente e pensa delle donne, e in particolare per Julia. Ramon può fingerselo nel desiderio questo suo amore impossibile, e nel sogno a occhi aperti che lo porta oltre la finestra della sua stanza, in volo fino al mare.
A qualcuno potrebbe bastare anche questa vita sognata: potrebbero bastagli il "mare dentro" e il suono dolce delle parole che danno il corpo sottile al desiderio.
Ma tutto questo a Ramon non basta e decide di morire. Julia, invece, finisce per scegliere di vivere, nonostante la prospettiva certa che la attende l'immobilità e l'impotenza, la stessa tragica impotenza di lui. E chi mai siano, noi, per giudicarla?
 
In conclusione:
L' eutanasia è un argomento molto complesso, ancora oggi sono poche le persone che hanno voglia di discutere e di affrontare un argomento simile, forse il motivo x il quale questi rimangono apparentemente indifferenti a tale argomento è indotto dalla paura di assumersi una responsabilità troppo grande quale la morte di un essere umano indipendentemente dalla sua condizione fisica e dalla qualità della sua vita. Ma come dare torto a Ramon Sampedro e a tutti i Ramon Sampedro del mondo che vogliono porre fine alla loro non-vita? Il tema della dolce morte è un gravoso dilemma e questo film non ha certo la pretesa di trovarvi una soluzione, bensã quella di raccontare una singola storia di vita realmente esistita affinchè lo spettatore possa riflettere e destare attenzione sul concetto del libero arbitrio di chiunque abbia facoltà di intendere e di volere. Infatti Ramon non parla a nome di tutti i tetraplegici del mondo, ma per se stesso perchè vivere è un diritto non un obbligo.   G.G.

 

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Una realtà nell'irrealtà

 
Tratto dal settimanale “La difesa del popolo datato il 20 marzo 1994
Nel nome del padre (In the Name of the Father)
Jim Sheridan - Irlanda 1993 -
 
"Quando uscirai di qui devi riabilitare il mio nome"Furono le ultime parole, rivolte al figlio Jerry da Giuseppe Conlon, morto in una prigione inglese nell'agosto del 1980. La sua storia di uomo libero si era interrotta nel 1975, quando era diventato per la giustizia britannica uno dei capri espiatori nella lotta al terrorismo dell'IRA. Sul finire del '74 una bomba aveva devastato un pub a Guilford, nelle vicinanze di Londra, e la polizia, esasperata, si era mossa con categorica e superficiale "efficienza". Furono così arrestati alcuni giovani irlandesi (senza fissa dimora né alibi inconfutabili) ai quali, dopo incalzanti e violenti interrogatori, fu estorta una confessione-capestro. Tra loro fu individuato come leader Jerry Conlon, che la famiglia aveva mandato a Londra proprio per timore della tensione di Belfast, ove la sua spavalderia di delinquente di strada l'aveva portato a scontrarsi più volte con i rappresentanti dell'IRA. In un clima arroventato ed intimidatorio vennero catturati come complici anche alcuni suoi parenti, tra cui il padre, Giuseppe. Al processo le condanne furono "esemplari" e padre e figlio si ritrovarono nella stessa cella ad aspettare la fine dei loro giorni. Non valsero né il ricorso in appello né l'arresto di alcuni veri terroristi che confessarono tra i loro crimini anche l'attentato di Guilford. Jerry e Giuseppe restarono dietro le sbarre a scoprire la brutalità del carcere e lo squallore di un'esistenza vuota di speranze e carica di rancori. "Mi aiutò a sopravvivere soprattutto mio padre Giuseppe, con la sua forza, con la sua determinazione a lottare per la verità. Ho conosciuto mio padre solo in prigione, prima lo vedevo di sfuggita come tanti ragazzi della mia età con la testa piena di voglia di vivere e di rock'n'roll. E'strano, non l'ho mai sentito tanto
vicino come dopo la sua morte. La sua faccia, su cui non c'era mai la paura, non mi ha più lasciato".
Jerry Conlon e i suoi compagni sono stati liberati nel 1989, grazie all'intraprendenza di una giovane avvocatessa che
riuscì a far riaprire il caso, provando la loro innocenza e svergognando in aula il procedimento di polizia che aveva portato alla loro condanna. Da allora Conlon si è impegnato nella difesa dei diritti umani di altri carcerati ed ha pubblicato un
libro autobiografico Proved Innocent di forte denuncia ed immancabile pathos. Gli stessi pregi si possono riconoscere
Quello che resta è la sconvolgente drammaticità degli scontri di Belfast, la sofferta claustrofobia della detenzione di  persone innocenti, la velata commozione per un rapporto filiale rivitalizzato nel dolore, lo sdegno verso un caso di "giustizia" biecamente disumana.
 
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7月20日

Delfini (Sai Che C'è) - Domenico&Massimo Modugno -