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日志


7月24日

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"L’ultimo amore di Lars" da Navi in Bottiglia
di Gabriele Romagnoli
 
L’ha trovato il postino. Adesso vicino al corpo ci sono lui
e il medico del paese.
<<Si è ucciso per il dolore>> dice il postino.
<<No. L’ha fatto perché il dolore non c’era più>> dice il
dottore. Il postino lo guarda, stupito. Il medico parla,
senza staccare gli occhi dal cadavere.
<<Quando, un anno fa, Greta si è ammalata, lui ha
abbandonato il lavoro in città e non si è più allontanato
dalla baita per assisterla. Quando poi, quattro mesi fa, lei è
rimasta paralizzata, lui l’ha accudita ogni minuto della sua
vita. La sollevava tra le sue braccia per portarla in bagno,
sul divano davanti alla finestra, sulla veranda o dovunque
lei volesse essere portata>>.
<<Questo lo so>> interrompe il postino. <<Non ha mai
voluto ospedali per lei>>.
<<Lars era un uomo fragile,>> riprende il medico <<poco
allenato alla fatica. Sollevando e trasportando Greta si è
spezzato la schiena, una brutta infiammazione, ma ha
resistito, fino a che lei ha avuto bisogno, fino a che è
morta due mesi fa. E ieri è venuto nel mio ambulatorio
per farsi visitare>>.
<<Tanto ha aspettato per curarsi quel dolore alla
schiena?>> domanda il postino.
<<Non è venuto per curarsi>> risponde il medico.
<<E’ venuto perché quel dolore era scomparso. Dopo
due mesi se n’era andato e lui lo rivoleva. Ha spaccato
legna per ore, pur di riaverlo, ma ormai la sua schiena si
era irrobustita.
Lars rivoleva quel dolore, era l’ultimo ricordo concreto di
lei, l’ultima cosa che gli abbia dato e che lui abbia amato.
Non ha sopportato di perdere anche quello>>.
7月22日

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"Stupro e vendetta" da Navi in bottiglia
di Gabriele Romagnoli
           
Nicoletta non si muove. Resta lì, schiacciata dal peso dell’uomo,
anche lui finalmente immobile. Il sangue cola tra le sue gambe nude,
ma più lento, adesso che la furia si è spenta.
Tace, non singhiozza più. Sono passati pochi minuti da quando tutto
è cominciato. Sembrano passati anni, nel suo mondo di bambina ferita.
Sente mancare il respiro, cerca di spostarsi strisciando sulla schiena.
La sua testa emerge dalle spalle dell’uomo. La sua bocca è vicina alle
orecchie. <<La pagherai,>> gli dice <<morirai. Mio padre ti ucciderà
per quello che hai fatto.>> Si aggrappa all’ultima frase come una

speranza, ne fa un ritornello rassicurante, come fosse una filastrocca:

<<Mio padre ti ucciderà. Mio padre ti ucciderà. Ti ucciderà>>.    

L’uomo rimane voltato verso il muro. Tiene gli occhi chiusi.

La voce di Nicoletta gli arriva smorzata, lontana, come se venisse

da un altro tempo, eco di un mondo che si è frantumato.

<<Mio padre ti ucciderà.>> Fa male anche a lui stare in quella

posizione ora che tutto è finito. Ma dove può andare adesso?       

Come può pensare di rimettere insieme i cocci del suo universo?

Guarda la finestra e la vede scheggiata, guarda lo specchio e lo

vede rotto. <<Mio padre ti ucciderà.>> Niente è più come prima,

niente gli sembra riparabile. Si solleva stancamente, senza guardare

la bambina. E’ in piedi davanti a lei, di spalle, la sua ombra sul

corpo nudo di Nicoletta. Va alla scrivania. Apre il cassetto. Prende

la pistola. Si avvicina allo specchio. E’ come se fosse un altro uomo.

Canna alla tempia. Sparo. Cade vicino alla bambina.

Il sangue si mescola al sangue di lei. Nicoletta non si sposta, fiuta

l’aria e il silenzio. Dice: << Mio padre ti ha ucciso>>.

Se non fosse cieca capirebbe che suo padre si è ucciso. 

 

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